La nostra Grande Storia

La Socialdemocrazia, oggi diffusa nel  mondo come forma politica ideale per coniugare le istanze dei cittadini con il governo dei territori, affonda le sue radici nei movimenti per la democrazia sociale che si andarono affermando in Europa a partire dalla prima metà del XIX secolo.

Partendo dalle formulazioni classiche del Socialismo, i Socialdemocratici hanno intrapreso nel tempo un cammino autonomo, convinti di poter conseguire quegli stessi approdi ideali di libertà e giustizia sociale attraverso metodi democratici di cambiamento della società e mettendo al bando qualsiasi strumento di lotta politica legato al concetto di rivoluzione.

Fin dal secondo dopoguerra la Socialdemocrazia si è connotata fortemente in Europa per la sua politica in favore dello Stato sociale, della democrazia parlamentare, del mercato capitalistico, dell’ intervento regolatore dello Stato e della redistribuzione del reddito in senso egualitario. Una grande corrente del pensiero riformista, dunque, capace di rappresentare tanto i ceti medi quanto la classe operaia e, più in generale, tutte le componenti delle società moderne.

In Italia la fondazione di un partito politico ispirato ai valori della Socialdemocrazia trova le sue origini nel ventiquattresimo Congresso socialista celebrato a Firenze dall’1 al 17 aprile 1946, che fece emergere i forti contrasti politici fra la linea politica del segretario Pietro Nenni, tesa a proseguire l’ attività collaborazione col Partito Comunista Italiano, e la minoranza guidata da Giuseppe Saragat, il quale rivendicava al contrario       l’ autonomia dei socialisti dal PCI. Culmine di questa accentuata divaricazione di idee, strategie e modello, fu la Scissione di Palazzo Barberini, che l’11 gennaio 1947, al termine di una concitata riunione, sancì la nascita del PSLI, Partito dei Lavoratori Italiani.

“Il partito che oggi sorge-dichiarò Saragat il 13 gennaio, nel suo discorso per la fondazione del partito-ha lo scopo essenziale di creare premesse per la vera unità democratica della classe lavoratrice: solo un movimento come il nostro, capace di dare una risposta concreta ai bisogni dominanti del popolo che sono la libertà, la giustizia e la pace, potrà trascinare la maggioranza dei lavoratori con l’impeto irresistibile di un moto storico”.

Da quel momento le due anime del Socialismo italiano – quello massimalista, di matrice rivoluzionaria, e l’ ala riformista, d’ispirazione parlamentare – che avevano convissuto insieme per tutta la prima parte del Novecento, intrapresero strade diverse. Cinquanta parlamentari socialisti seguirono Saragat nel nuovo cammino, tanto che alla fine di questo stesso anno i Socialdemocratici entravano a far parte della maggioranza di governo del Paese, con Giuseppe Saragat vicepresidente del Consiglio dei Ministri guidato da Alcide De Gasperi. Alle elezioni del 1948 i socialdemocratici italiani si presentarono infatti come una forza politica collocata a sinistra, laica e riformista, aperta al contributo di altre forze del centrosinistra portatrici di analoghi valori. La lista di Unità Socialista che fu in tal modo costituita, con il significativo 7% di consensi ottenuti, contribuì in maniera sostanziale ad impedire la vittoria e l’insediamento alla guida del Paese del Fronte Popolare formato dal PCI e dai Socialisti di Nenni.

L’ attuale denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano risale invece al 7 gennaio 1952, durante il settimo congresso nazionale, il Partito Socialista – Sezione Italiana dell’ Internazionale Socialista, sorto un anno prima della confluenza nel PSLI del Partito Socialista Unitario, prescelse il nuovo nome per marcare la propria spiccata identità democratica rispetto all’ internazionalismo stalinista a portare avanti con la massima indipendenza l’ ideale socialdemocratico. Appena costituito, il PSDI, che contava all’ epoca circa 80 mila iscritti, elesse come primo segretario Giuseppe Saragat, suo indiscusso leader e fondatore.

Negli anni del boom economico il PSDI partecipa costantemente alle coalizioni dei governi di centrosinistra, che assicurano al Paese un lungo periodo di prosperità e benessere.

Il 28 dicembre 1964 Giuseppe Saragat sarà il primo esponente socialista ad insediarsi al Quirinale come Presidente della Repubblica Italiana.

Gli anni della presidenza di Saragat, dal 1964 al 1971, sono caratterizzati da profonde trasformazioni negli assetti sociali dell’Italia, dalle aspre contestazioni del ‘68 fino all’ insorgere del terrorismo. Con mano ferma Saragat regge le redini del Paese anche nei momenti più difficili, forte di quei valori profondamente ispirati alla democrazia e al servizio degli italiani che connotano la sua azione politica lungo tutto l’ arco temporale della sua presidenza.

Gli anni novanta segnano per tutti i partiti tradizionali degli schieramenti politici italiani una lunga fase di eclissi. Per il PSDI comincia la diaspora delle diverse anime, dal gruppo di Enrico Ferri e Luigi Preti (denominato Sole, Socialdemocrazia Liberale Europea), a quello di Gian Franco Schietroma, divenuto segretario a gennaio 1995. L’elettorato storico del PSDI è stato così per lungo tempo disperso, dopo essere confluito in altre formazioni nell’area del centrosinistra, molte delle quali oggi scomparse.

Non si era mai spento, però, l’ ideale socialdemocratico nel cuore dei militanti sparsi in tutto il territorio italiano. Ed è stato proprio grazie a questa accentuata vitalità che i primi anni Duemila vedono la rinascita del PSDI. A gennaio 2004 si tiene un Congresso, il  ventiquattresimo, che elegge segretario Giorgio Carta, e già alle Europee di quell’ anno il partito si presenta col proprio simbolo storico. La ripresa va avanti soprattutto a livello territoriale, tanto che nel 2006 il PSDI partecipa alla competizione elettorale per le politiche con propri candidati in diverse regioni italiane. Le liste non riusciranno a superare lo sbarramento previsto dalla legge elettorale, tuttavia è proprio in quella competizione che si manifesta per la prima volta il successo della Calabria, su cui si riflette lo spiccato attivismo politico di Renato D’Andria.

In seguito alle dimissioni di Giorgio Carta, il 14 dicembre del 2006 la Dichiarazione Nazionale del partito elegge Renato D’Andria nuovo segretario del PSDI. Il 22 giugno del 2011 la terza sezione civile del Tribunale di Roma, giudice Antonella Dell’Orfano, ribadisce la piena legittimità di quella elezione.

Il Partito Socialista Democratico Italiano ha così ripreso il cammino, forte della sua gloriosa storia, consapevole di una impegnativa eredità di pensiero, ma ancor più deciso e determinato a riportare il PSDI, grazie all’ impegno mai venuto meno dei suoi tanti militanti sparsi per l’Italia, nel quadro delle grandi Socialdemocrazie europee.