FAKE NEWS

LA VENDETTA CORRE SUL WEB

FAKE NEWS - LA VENDETTA CORRE SUL WEBSecondo dati diffusi in queste ore dal sondaggista Antonio Noto, il 60% della popolazione che naviga in rete dichiara di essere incappato più volte in una fake news, per poi accorgersi nel tempo che si trattava di una menzogna abilmente pilotata.
Il 65% ritiene che, anche se è legittimo che la rete sia libera da vincoli, non è corretto utilizzare il web per diffondere falsità e quindi c’è bisogno di una legislazione specifica.

Il 52% è favorevole alla possibilità di punire con multe o addirittura con il carcere (dipende dalla gravità del contenuto delle fake news) chi genera bufale web.

Il 55% condivide l’ipotesi di creare un’authority specifica.

«I dati diffusi dai sondaggi – obietta il segretario PSDI Renato d’Andria – non tengono però conto di un fenomeno ben più grave, l’aggressione personale con false notizie alla reputazione di politici, imprenditori, partiti politici, associazioni, semplici cittadini. Si tratta molto spesso di odiose vendette i da parte di personaggi squallidi, che non hanno nemmeno il coraggio di mostrare la propria identità».
«Anche noi – continua il segretario – siamo stati colpiti più volte da questo genere di inqualificabili piraterie informatiche, sia nel corso degli anni, e penso ai tanti, valorosi socialdemocratici dipinti come malfattori anche dopo che la storia aveva provato la loro innocenza, sia a livello personale».
«La legislazione in materia, come mostra anche il sondaggio – rincara la dose d’Andria – è in Italia fra le più carenti al mondo ed in forte ritardo. Ci sono voluti i suicidi di due giovani donne a seguito di attacchi informatici per “svegliare” il legislatore italiano, sempre pronto a lanciare proclami, senza avere la capacità di adottare misure efficaci».
«Ora che stanno per essere emanate norme stringenti in materia fiscale sui colossi del web – conclude Renato d’Andria – saremo al fianco di quella consistente parte dell’opinione pubblica che da tempo pretende norme severe, fino all’arresto, per i killer del web a volto coperto, finora protetti da insopportabili impunità».